Quest’anno é stato molto difficile per me. 

La morte di Sara, la mia migliore amica, mi ha messo letteralmente in ginocchio. 

Per la prima volta in vita mia ho provato un dolore talmente grande da sentirlo nel corpo. Una cosa così grossa, brutta e pesante da diventare totalizzante ed ingestibile.

Non riuscivo ad accettarlo! 

Era lì ma non volevo vederlo, non volevo viverlo, non volevo provarlo. Non mi sembrava giusto vivere quelle sensazioni. Mi sentivo in colpa!

Mi sentivo in colpa verso Sara, perché stavo buttando via la mia vita, quella che lei avrebbe tanto voluto vivere. 

Mi sentivo in colpa con la sua famiglia perché il loro dolore era più grande e più giusto del mio. 

Mi sentivo in colpa perché Lei non avrebbe voluto vedermi così. 

E così reprimevo il mio dolore. E più lo reprimevo, più lui prendeva il sopravvento. 

Ho passato mesi a fare fatica ad alzarmi dal letto, dove l’unico desiderio che avevo era quello di stare immobile e di non sentire nulla. Poi ci sono stati periodi in cui mi impegnavo con mille cose per non permettere alla mia mente di pensare e al mio cuore di soffrire. Settimane di dieta ferrea e settimane dove ingurgitavo qualsiasi cosa. Pianti incontrollabili che mi prendevano nei momenti più impensabili.

Tanta solitudine, tanto vuoto…

La mia strategia di vita è sempre stata quella di “se c’è un problema trova delle soluzioni, risolvi”.

Peccato che ora quella strategia non funzionava più. Anzi! Più cercavo di risolverla, più diventava ingestibile, predominante, enorme. 

Come puoi risolvere qualcosa che non è risolvibile? Una morte è definitiva, non c’è una soluzione. Sara non c’è più in questo mondo fisico e nessuno potrà mai ridarmela. 

Così a quasi un anno dalla sua scomparsa ho provato a cambiare quella strategia

Ho iniziato a dare voce a quel dolore che tanto chiedeva di essere ascoltato. 

Ho aperto il mio cuore alle persone a me più vicine. Gli ho confidato i miei pensieri e le mie paure, mi sono mostrata in tutta la mia fragilità. Quello che ho ricevuto in cambio è stato tanto amore, tanta comprensione e una visione nuova. Per la prima volta in un anno ho smesso di giudicare quello che sentivo. Il dolore che provavo non era più giusto o sbagliato, era semplicemente il MIO dolore e come tale meritava di essere ascoltato, vissuto, capito, rispettato. 

E così per la prima volta mi sono fermata e mi sono messa davvero in ascolto. 

Il risultato sono state tante nuove bellissime consapevolezze che hanno ridato una direzione alla mia vita e che voglio condividere con tutti quelli tra di voi che stanno elaborando un lutto. 

Ho capito che quel dolore è importante e va ascoltato perché ci sta parlando di tutto il bene che quella persona ha portato nella nostra vita. Un bene che una volta liberato dalla sofferenza ci guiderà per tutta la nostra esistenza. 

Ho capito che condividere le nostre paure e mostrare le nostre fragilità riesce ad alleggerire il peso che stiamo portando e di conseguenza riesce anche a farci sentire meno soli. 

Ho capito che in alcune circostanze è necessario e giusto fermarsi, prendersi del tempo per permettere al nostro cuore di guarire. 

Ho capito che la morte divide i corpi ma non potrà mai cancellare i legami, i sentimenti, i ricordi, gli insegnamenti

Ho capito che le piccole cose di ogni giorno sono quelle che rendono davvero questa vita degna di essere vissuta

Ho capito che, anche se fa paura, a volte è necessario perdersi per poi ritrovarsi. 

Vuoi confrontarti con me o chiedere informazioni?