Il secondo ospite della rubrica “Straordinariamente” è Marco Bracci, uomo di sport e uno dei giocatori di pallavolo più vincenti di sempre. 

È stato una colonna portante di quella “generazione di fenomeni” che ha fatto tanto gioire e sognare noi amanti del volley e il suo palmares è davvero qualcosa di incredibile: 53 medaglie all’attivo! Fra le quali spiccano 3 ori mondiali, 4 ori europei, 2 medaglie olimpiche, 6 scudetti e 4 Champions League. 

Vederlo giocare era qualcosa di grande! Un insieme di tecnica, cuore e sano agonismo.

Nel 2016, nella mia ultima stagione a Firenze, ho avuto la fortuna di averlo come allenatore, ed è stata un’esperienza illuminante. Ho capito la persona eccezionale che si celava dietro all’atleta e la mentalità vincente che guida ancora i suoi passi.

Con l’intervista di oggi capiremo, direttamente dalle sue parole, quali convinzioni, atteggiamenti e strategie sono alla base di tanti incredibili successi. 

MARCO

  • Marco partiamo dall’inizio. Quando e come sei arrivato al mondo del volley?

Ci sono arrivato a 16 anni grazie a degli amici che mi hanno coinvolto. Mi dissero: “dai vieni che ci si diverte!” e io seguii il loro consiglio. A guardarlo ora fu un ottimo consiglio! (ride)

  • Hai capito subito che la pallavolo sarebbe stata il tuo futuro?

Più o meno! Nel senso che sul piatto bisogna mettere un insieme di cose. Da una parte la volontà che ogni ragazzo ha di voler arrivare e la fiducia che ti può dare un allenatore. Dall’altra, la cosa che mi ha fatto davvero capire che questa sarebbe stata la mia strada, vedere che riuscivo a compiere i gesti che mi erano richiesti quasi immediatamente, con molta semplicità. 

  • Tra le righe mi hai appena detto che avevi molto talento. C’è da dire però che, per vincere cosi tanto e così a lungo, non è sufficiente “avere talento”. Quindi la mia domanda è, che cosa in realtà ti ha permesso di collezionare un palmares così?

La mentalità.  Mentalità che per me significa metodo, significa prepararsi mentalmente. Devi arrivare alla gara sapendo di aver fatto tutto ciò che è necessario per farti trovare pronto nei momenti importanti e non avere rimpianti. 

  • Qual era quindi il tuo metodo? 

Mi allenavo forte. Usavo ogni singolo allenamento per migliorare i gesti tecnici, per trovare e creare quella fiducia che mi avrebbe permesso di fare la cosa migliore nei momenti decisivi della partita. Inoltre immaginavo gli avversari e me stesso nella maniera giusta. Penso sia fondamentale capire dove sei, perché ci sei e qual è il tuo valore. Sono tutti pensieri che danno forza e concretezza alle tue azioni. Un’altra cosa che mi permetteva di dare il meglio di me era pensare che non era detto che quella gara importante avrei potuto rigiocarla in futuro e di conseguenza facevo tutto il possibile per arrivarci preparato. 

  • Prima delle partite avevi qualche rituale, facevi qualcosa di specifico?

Mi ripetevo che se non avessi giocato bene avremmo perso. Fa un po’ specie dirlo così ma era quello che pensavo. Dirmelo mi aiutava a concentrarmi su quello che dovevo fare per essere la migliore versione di me in campo. Dopo pranzo mi mettevo nel letto, chiudevo gli occhi e mentalmente ripassavo cosa avrei dovuto fare con ogni avversario e visualizzavo con estrema precisione quale gesto tecnico avrei dovuto eseguire e come eseguirlo in maniera perfetta.

  • Ora parliamo di squadra. Visto che hai fatto parte della “Nazionale del Secolo” mi dici qual era il segreto di un team così vincente?

Tutti avevamo più o meno la stessa idea di come vivere all’interno della squadra. C’era rispetto reciproco, ci aiutavamo sia in allenamento che in gara, ci impegnavamo tutti al massimo. C’era coesione di intenti ed obiettivi. Una coesione autentica che ci ha permesso di affrontare tutte le difficoltà a testa alta.

  • Quindi anche la “generazione di fenomeni” ha vissuto dei momenti di difficoltà?

Certo! Non esistono squadre che non incontrano delle difficoltà lungo il percorso! La differenza la fa come gestisci questi momenti. Noi li abbiamo sempre affrontati di petto, confrontandoci ed aiutandoci. Analizzavamo cosa non era andato e imparavamo dai nostri errori, usando quegli insegnamenti per fare la differenza la volta successiva.

  • Ora fai l’allenatore e le partite le giochi da bordo campo. Che cosa, secondo te, è importante fare per guidare al meglio una squadra?

Per guidare al meglio una squadra penso sia di fondamentale importanza conoscere bene la “materia” della quale ti occupi, nel mio caso si parla di pallavolo. Poi altra cosa importantissima per me è fare arrivare il mio valore come essere umano ancor prima del mio valore come allenatore.

Grazie Marco per questa bellissima intervista, è stato un onore poter indagare le strategie mentali e le azioni che ti hanno condotto a tanti bellissimi successi.

Con il tuo esempio ci hai insegnato che il talento fa comodo ma quello che davvero fa la differenza, nelle nostre vite e nel raggiungere grandi risultati è il lavoro, la passione, l’impegno e il valore che mettiamo ogni giorno in ciò che facciamo.

“Ho sempre ricercato la perfezione. Con metodo. Mettendomi in discussione ogni volta e cercando soluzioni diverse.”

Concludo con una domanda per te che stai leggendo:

Ora che conosci le strategie e le azioni necessarie a raggiungere un grande obiettivo, sei disposto ad impegnarti ed allenarti ogni giorno per fare tua questa mentalità vincente?

Se vuoi migliorare più velocemente le tue strategie mentali e imparare ad usare la tua mente come un acceleratore di risultati, scrivimi nei commenti o compila il modulo.

Buon allenamento! 

Vuoi confrontarti con me o chiedere informazioni?